Perugino degno maestro di Raffaello

Perugino degno maestro di Raffaello

da Arte de ilsole24ore.com del 12 ottobre 2021

di Riccardo Bravi

L’esposizione “Perugino. Il maestro di Raffaello” è al Palazzo Ducale di Urbino

Allestita con l’intento di mostrare al pubblico alcune delle opere più importanti del maestro di Raffaello Sanzio, nelle Sale del Castellare di Urbino e intitolata “Perugino. Il maestro di Raffaello”, l’esposizione presenta in tutto una ventina di dipinti, alcuni tra i quali appartenenti finanche a pittori contemporanei al Perugino, provenienti da quel crocevia artistico che sono state – soprattutto in epoca rinascimentale – le Marche, l’Umbria e la Toscana. Curata da Vittorio Sgarbi con la collaborazione della Regione Marche e della Galleria Nazionale delle Marche, è visitabile sino al 17 ottobre.

Nato a Città della Pieve (Umbria) intorno al 1450, Perugino (il cui vero nome era Pietro Vannucci) si spostò presto a Firenze, dove ebbe modo di apprendere il lavoro artistico nella bottega di Andrea Verrocchio, una vera e propria “scuola del mondo” frequentata a quel tempo da altri promettenti artisti fiorentini, tra cui Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci. Tuttavia, è l’incontro con Piero della Francesca a folgorarlo: l’uso della prospettiva (prospectiva pingendi) in maniera del tutto nuova così come le atmosfere compositive che ben vi si adattano rappresentano il non plus ultra per il giovane pittore umbro, che verrà allo stesso modo affascinato dai maestri fiamminghi – allora in voga negli ambienti culturali della Firenze tardo Quattrocentesca – e dai loro paesaggi luminosi e smaltati, tanto da volerne a tutti i costi emulare le gesta riuscendoci peraltro appieno.

Maestro di Raffaello

Oltre ad essere stato il maestro di Raffaello, Perugino ebbe altresì molti scolari, così come se ne evince chiaramente dalla affermazione seguente che il grande artista urbinate proprio non si risparmiò: “nessuno di tanti discepoli paragonò mai la diligenza di Pietro, né la grazia che ebbe nel colorire in quella sua maniera, la quale tanto piacque al suo tempo, che vennero molti di Francia, di Spagna, d’Alemagna e d’altre provincie, per impararla”.

Ai coetanei, come Bartolomeo della Gatta e Bartolomeo Caporali, presenti nello spazio espositivo della mostra con, rispettivamente, San Rocco davanti al palazzo della Fraternita dei Laici di Arezzo e con la Madonna con il Bambino e angeli, si affiancano dunque gli allievi della scuola del Perugino – tutti attivi in Umbria a cavallo tra XV e XVI secolo –, che Roberto Longhi rubricò una volta come appartenenti alla “editoriale peruginesca”, loro più che mai testimoni nonché reali portavoce dell’arte del pittore di Città della Pieve, di cui si annoverano i nomi più prestigiosi di Berto di Giovanni e di Giovanni di Pietro detto lo Spagna. Ma vi si ascrivono, soprattutto, emuli da altre regioni come Francesco Francia, proveniente dalla Bologna “bentivolesca”, e Antoniazzo Romano, esponente di spicco del primo Rinascimento laziale, entrambi affascinati da quella “diligenza” e da quella “grazia” nel dipingere che fecero conoscere Perugino anche al di fuori delle corti principesche dell’Italia centrale…

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